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Affrontare i cambiamenti positivi nella coppia: quando la felicità non esclude la preoccupazione


Il ciclo di vita è definibile come il processo evolutivo che la famiglia o la coppia affrontano nel corso del tempo, passando attraverso una serie di fasi che comportano una continua ristrutturazione dei membri che la compongono. Parlando in termini normativi, le persone si ritrovano a dover affrontare situazioni nuove che possono mettere in crisi modalità di funzionamento abituali. Inevitabilmente, questi passaggi possono essere fonte di stress poiché comportano confusione e disorganizzazione, in quanto vengono meno le certezze e si va verso lo sconosciuto.


Diciamo la verità: i cambiamenti fanno paura un po’ a tutti, nonostante siano parte della nostra quotidianità, ed è normale che sia così. Anche se spesso si tende a ricercarli, quando si presentano si ha la sensazione di essere impreparati. Il problema è che, chi più e chi meno, di base prova un certo piacere nel rimanere nella propria zona di comfort, una sorta di culla ovattata che ci creiamo con il tempo, che spesso troviamo rassicurante anche quando oramai percepita chiaramente come disfunzionale. Quando si mette un piede fuori dal nostro rifugio subentra l’incertezza poiché il futuro diventa meno prevedibile e per quanto il passo possa essere piccolo, è pur sempre un passo verso l’ignoto. Attraverso l’immaginazione entrano in gioco le aspettative, le incertezze e ci colgono all’improvviso numerose domande: “Starò facendo la cosa giusta?” , “Non è che ho agito seguendo l’impulsività?” e ancora “E se poi non mi piace, come faccio a tornare indietro?”.



Quando si affronta un cambiamento spiacevole e magari non voluto ci si sente in pieno diritto di lamentarsi e chiedere aiuto, ma quando il cambiamento è stato cercato e sperato non ci si sente più “giustificati” nel sentirsi preoccupati.

Facciamo alcuni esempi. Immaginiamo una coppia che decide di andare a vivere insieme: ci sono i sogni iniziali, i progetti, la gioia di condividere insieme qualcosa di importante, una certa euforia generale insomma; si comincia a guardare in giro per cercare un luogo che possa diventare il proprio nido, l’inizio di un nuovo capitolo della vita da condividere insieme. La preparazione al cambiamento positivo è sempre un qualcosa che istintivamente ci spinge a essere attivi e pieni di speranza perché finalmente quel momento si sta avvicinando. Poi il momento arriva, e in molte coppie subentrano i primi dubbi. In assenza di effettive complicazioni o problematiche, sono dubbi più che normali, dovuti al fatto che spesso il concretizzare un progetto può spaventare. L’errore più grande è quello di non essere sinceri con se stessi negando ciò che si sta provando. L’ammettere che se da una parte siamo felici, dall’altra abbiamo paura, è più che normale. Ciò non significa che non abbiamo più voglia di compiere quel passo o che dobbiamo rimettere in discussione la nostra scelta; si tratta piuttosto di ammettere a noi stessi l’esistenza di questa condizione e del nostro vissuto e soprattutto provare a condividere con l’altra persona ciò che proviamo.

A volte si può scoprire che l’altro sente le stesse cose che proviamo noi e, magari per vergogna o paura di deludere, si tiene tutto dentro. Il “non detto” può allontanare e appesantire emotivamente la coppia, soprattutto quando si affronta un momento di crescita ed evoluzione condivisa, quando è normale avere delle incertezze in quanto si ha avuto il coraggio di affrontare l’ignoto.

Un altro esempio può essere il matrimonio. Di per sé è un evento felice, una tappa per la coppia di unione anche agli occhi della società, oltre che su un piano stereotipico: da sempre il matrimonio viene identificato come un evento che sigilla l’amore. È quello che si può definire, idealmente, come l’amore “per sempre”. Presuppone una responsabilità, soprattutto al giorno d’oggi, dove siamo costantemente bombardati da dati statistici di divorzi in crescita o di quanto la vita di coppia solitamente peggiori dopo il matrimonio. Questo, seppur vero in parte, può lasciare la sensazione di compiere una scelta davvero faticosa. Anche in questo caso, i dubbi, le incertezze e il senso di precarietà sono sensazioni più che normali che possono essere condivise anche per quello che riguarda i diversi ruoli che gli elementi della coppia andranno a ricoprire, sia su un piano prettamente sociale quanto su un piano personale legato alla storia della relazione stessa.


Stesso discorso può valere quando si aspetta un figlio. Il primo traguardo è stato raggiunto, si intraprende il percorso per diventare genitori, e ora che si fa?Capita che nei momenti di incertezza si tenda a ragionare per stereotipi: se una cosa è bella devo essere felice! Questo non è del tutto vero, e non perché non si è effettivamente felici, ma perché inevitabilmente si va incontro a un qualcosa che da quel momento in poi sarà diverso. La felicità non esclude la preoccupazione! Ci saranno donne che aspettando un figlio si sentiranno terrorizzate all’idea di vedere il proprio corpo cambiare e penseranno di poter non essere più attraenti agli occhi del proprio partner e di non riuscire ad assumere e a mantenere contemporaneamente il ruolo di madre e compagna. Allo stesso modo, un futuro padre si chiederà, a sua volta, se sarà all’altezza della situazione e se riuscirà a rimanere vicino alla propria compagna nei momenti di inevitabile stress e tenere (o almeno avere la sensazione!) la situazione in mano.


Ognuno dei due partner sarà concentrato su se stesso per fare mente locale sull’imminente cambiamento e allo stesso tempo entrambi saranno concentrati sull’arrivo di un nuovo membro della famiglia. Sono momenti delicati e personali, dove entrambi si dovranno ritarare rispetto a ciò che sono e a ciò che sarà. Ed è faticoso. Anche in questo caso il raccontarsi all’altro in maniera autentica aiuta a sentire meno il peso e, soprattutto, contribuisce ad avvicinare i partner facendoli sentire sempre più intimi: l’altro non è un “nemico” dal quale mi devo salvaguardare, ma è la persona con la quale attraverserò il cammino verso il cambiamento. Lui mi capisce e non mi giudica. L’altra persona c’è, c’è per se stesso e per l’altro, soprattutto nei momenti difficili.



Fasi della vita che comprendono un cambiamento individuale condiviso con chi è al nostro fianco innescano stati d’animo contrastanti che spesso vengono nascosti. La maggior parte delle persone è convinta che nell’affrontare dei cambiamenti positivi “sembra brutto” lamentarsi o avere dubbi. Non esistono atteggiamenti e sentimenti giusti o sbagliati, ogni situazione è a sé, ogni persona nel cambiare si porta dietro la propria storia, le proprie emozioni, le aspettative e i sogni, e nessuno sa meglio di noi stessi cosa abbiamo dentro. Liberarsi dai pesi che sentiamo comunicandoli, ci aiuta ad affrontare con più tranquillità e serenità un cambiamento, piuttosto che mettersi una maschera per non deludere chi ci è accanto. Quando è in atto un’evoluzione o quando si vuole/si deve uscire dalla propria zona di comfort è importante farlo il più leggeri possibile; non ha senso portarsi dentro dei pesi, poiché renderebbero il passaggio solitamente più faticoso. Soprattutto, è importante accettare e assimilare che tutto può avere una fine e che fa parte del normale processo di evoluzione: la vita è fatta di fasi e pertanto non è funzionale ostinarsi a rimanere staticamente in una condizione che sappiamo non essere più soddisfacente per paura di dover affrontare la novità.




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