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Comunicazione in coppia: cosa e come si ascolta

Si sente tanto parlare dell’importanza della comunicazione tra partner e di quanto sia fondamentale imparare a essere chiari verso l’Altro nel momento in cui si comunicano i propri bisogni, i pensieri, i desideri o le proprie preoccupazioni. Tuttavia, onde evitare che si instaurino relazioni basate su monologhi tra due persone che (non sempre) aspettano che l’altro finisca di parlare, solamente per poi poter dire la loro, è necessario saper recepire ciò che l'altro tenta di trasmetterci; detto altrimenti, per uno scambio effettivo e bidirezionale è essenziale imparare ad ascoltare.


Tanto scontato quanto raramente messo in pratica, un ascolto attento trasmette rispetto verso la persona che si ha davanti, rimandandole il messaggio che il suo pensiero conta, anche nel caso non fossimo d’accordo con lo stesso. Questo ci permette di recepire nuove informazioni e di integrarle con quelle già in nostro possesso, ovvero ci arricchisce di idee, emozioni e ragionamenti già digeriti che si andranno a depositare nella nostra memoria, interagendo con i nostri processi interni. Ascoltiamo l'Altro anche per noi stessi. Non per ultimo, ascoltando permettiamo l'instaurarsi di una vera e propria interazione e trasmettiamo il messaggio che siamo persone aperte con le quali si può discutere, ovvero con le quali è possibile avere uno scambio di idee e di opinioni.


Ma cosa si ascolta e, soprattutto, come si ascolta l’Altro?

Quando interagiamo con il nostro interlocutore spesso senza neanche accorgercene ascoltiamo tutti i messaggi impliciti ed espliciti che l’altro prova, più o meno consapevolmente, a trasmetterci.

Si ascoltano le parole, quanto si ascoltano i silenzi e le pause; si ascolta il linguaggio verbale della persona quanto quello non verbale: quando un individuo non parla con la lingua e con la bocca, parlerà con uno sguardo, se non si esprimerà a parole parlerà con il suo atteggiamento e con la posizione del suo corpo. È praticamente impossibile non comunicare, anche senza aprire bocca.


Per far sentire qualcuno ascoltato è innanzitutto essenziale fare uso di quello che viene definito ascolto oggettivo, ovvero fare attenzione ai contenuti espressi. Questo è l’aspetto più razionale dell’ascolto: si farà attenzione tanto a quello che l’altra persona dice, quanto al modo in cui la esprime; riflettendoci, quante volte si è sentito dire “Non è ciò che hai detto che mi ha offeso, quanto il modo”? È l’aspetto apparentemente più ovvio dell’interazione, quello che aggancia l’altra persona e dà inizio a una conversazione.


Durante uno scambio comunicativo, spesso può accadere che vi siano delle interferenze che possono complicare ulteriormente la comprensione di ciò che l’altro vuole affermare, portando la persona a trasmettere dei messaggi ambigui. Questa modalità di scambio comunicativo avviene quando sono vengono inviati contemporaneamente due messaggi discordanti tra loro: uno di questi è un messaggio che può essere definito manifesto, mentre l’altro è legato maggiormente ad un livello psicologico, meno evidente, dettato principalmente dai segnali non verbali (tono di voce, gesti ed espressioni dell’atteggiamento corporeo e facciale).

In questo caso i messaggi trasmessi dalle parole saranno contraddetti dai messaggi non verbali e ciò che avverrà successivamente in termini di comportamento sarà basato principalmente sull’interpretazione di questo livello più “nascosto”; per tale ragione spesso la comunicazione risulterà per entrambi incomprensibile e senza fine. Se vogliamo capire ciò che l’altro ci sta dicendo è importante considerare entrambi i livelli e porre delle domande per accertarci di aver ben compreso ciò che l’altro ci sta dicendo.


Contemporaneamente all’ascolto più distaccato e focalizzato sull’argomento in sé, automaticamente si accende un’altra tipologia di sentire, più istintiva, più inconscia, molto meno controllabile ma non per questo meno importante. Si tratta dell'ascolto soggettivo, basato su un sentire interno, sull’intuizione, e si riferisce alla sfera emotiva e a ciò che il discorso risveglia in noi: si basa sull’empatia ed è ciò che realmente andrà a unire due persone. Permette il crearsi di un’unione temporanea, un ponte di vissuti ed esperienze emotive legate significativamente tra loro.



La combinazione di questi due aspetti dell’ascolto andrà a creare un’esperienza intersoggettiva, prodotto dalla dialettica di due oggettività, unite alla rispettiva soggettività. Anche la risposta in questo modo sarà una co-costruzione oggettivo-affettiva e non semplicemente un parere sul materiale prodotto dalla persona che abbiamo di fronte.


Si andranno a unire un ascolto più “scettico” definito da un carattere più paterno, focalizzato più sul contenuto e su cosa l’altro sta dicendo, a un ascolto più emotivo, materno, concentrato su come l’altro lo sta dicendo e su ciò che si nasconde dietro il contenuto verbalizzato.


Quando si impara ad ascoltare con entrambi i poli e si analizzano entrambi i livelli, sarà più semplice bilanciare il sentire con la mente con un sentire con il cuore, tenere in equilibrio questi due aspetti. A questo punto si potrà dire davvero di aver compreso ciò che l’altro ci sta provando a comunicare.






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