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Le relazioni: occasionali o durature?


Per prima cosa è importante decidere se una relazione duratura è ciò che al momento vogliamo davvero.

Individualismo, velocità, narcisismo, ricerca di emozioni forti usa e getta, emotivismo, mancanza di investimento in termini di impegno, e difficoltà a mettersi in discussione, sono solo alcuni tra i motivi per i quali al giorno d’oggi è diventato difficile trovare partner con i quali stabilire relazioni durature, finendo per prediligere rapporti occasionali. Come conseguenza di quella che Bauman definisce “società liquida”, non possiamo che aspettarci un “amore liquido”. La spinta all’indipendenza viene spesso esasperata e l’io diventa così ingombrante da ostacolare la costruzione di un noi.



Si può parlare di giusto e sbagliato nello scegliere una modalità relazionale veloce, ma più superficiale, piuttosto che una duratura? E’ realistico parlare di “single per scelta”?

L’esperienza clinica ci conferma la sensazione che anche nei rapporti occasionali sia l’uomo che la donna cercano, più o meno consapevolmente, un qualcos’altro oltre al rapporto fisico. Uno degli istinti più forti che ci spinge ad avvicinarci all’altro, soprattutto inizialmente, è senz’altro l’attrazione sessuale, tanto che per avere questo non è necessario avere una relazione duratura, ma è solamente uno dei tanti e più radicati bisogni umani.

E’ innegabile che alcune persone siano caratterialmente più introverse di altre, non tagliate per avere tanti contatti sociali, che non vanno facilmente d’accordo con chi gli sta intorno, ma siamo animali sociali fino all’osso, c’è poco da fare, stare in coppia con un’altra persone è un’opzione sub-ottimale per la maggior parte di noi.

I siti di incontri stanno avendo un’influenza sulla vita relazionale dei più giovani? Siti e app di incontri sono stati una rivoluzione che sta influenzando il comportamento sessuale e relazionale. La tecnologia sta radicalmente cambiando i rapporti umani e non è sicuramente da sottovalutare, soprattutto per le generazioni presenti e future che cresceranno con queste applicazioni come parti integranti della quotidianità. Paradossalmente, per le persone aperte a potenziali relazioni durature questi mezzi non sono di aiuto; nella maggioranza dei casi proprio per l’intento con il quale la maggior parte degli individui utilizza tali strumenti. Come conseguenza vi è un incremento della sessualità occasionale. Intendiamoci, sottolineando che lo stare insieme a qualcun’altro sia positivo per la maggior parte delle persone, non vogliamo far intendere che non si possa stare bene anche da soli. Non siamo nati a metà, siamo nati interi, non abbiamo bisogno dell’altra metà della mela che ci completi. Il partner ci deve aggiungere un qualcosa in più, farci stare ancora meglio, non dovremmo avere “bisogno” di lui. Non facciamoci prendere dalla paura dell’intimità e, se decidiamo di costruire una relazione seria, che sia il più nutriente e costruttiva possibile.




In queste righe non vogliamo entrare nel dettaglio di rapporti e modalità relazionali più disfunzionali quali, ad esempio, la dipendenza affettiva, perché meriterebbero un discorso a parte più dettagliato e approfondito. Rimanendo piuttosto su un versante meno problematico ci teniamo a riflettere su un aspetto molto interessante e tanto fondamentale quanto spesso dato per scontato: l’influenza costante che esercitano su di noi i rapporti sociali e le persone che ci circondano fin dal momento della nostra nascita. Tendenzialmente siamo stati allevati da genitori, cresciuti in mezzo a fratelli, alla famiglia e agli amici che senza rendersene conto ci hanno continuamente indirizzato tramite feedback e ci hanno aiutato a mantenere il contatto con l’esterno, con l’Altro e con la realtà aiutandoci in questa maniera ad adattarci nel miglior modo possibile a chi ci sta intorno. A partire dalle cose più semplici: ad esempio una battuta infelice che non viene compresa o apprezzata ci farà riflettere sul nostro senso dell’ironia; se raccontiamo una storia che risulta noiosa e notiamo sbadigli inevitabilmente ci chiederemo se ciò che stiamo dicendo interessa o meno. E’ un sottile ma costante feedback che riceviamo e che ci aiuta a crescere, a metterci in discussione, a confrontarci nel bene e nel male con gli altri, a reindirizzare il tiro in molti aspetti della nostra vita. Il risultato di queste costanti e impercettibili esperienze interattive è la costruzione di ciò che siamo e di ciò che diventeremo. Siamo in un continuo “work in progress” con noi stessi, e questo è positivo. Crescendo ci separiamo gradualmente dalle nostre figure di riferimento, il lavoro e gli impegni ci tolgono tempo alle occasioni sociali, e il partner diventa una delle nostre costanti. Ci aiuta, tra le tante altre cose, a rimanere ancorati alla realtà, a confrontarci, a metterci in discussione, ad avere spunti di riflessione e a criticarci, perché no, quando ce n’è bisogno.

Prediligendo esclusivamente relazioni occasionali e rifiutando la possibilità di conoscere più approfonditamente un’altra persona, mostrando i nostri lati deboli, le paure, appoggiandoci a quest'ultima quando ne abbiamo bisogno, a lungo andare il rischio che si corre è quello di rimanere fissati sulle proprie idee, sul proprio modo di vedere e interpretare le situazioni, di avere un’unica visione, ovvero la propria, pensando di essere sempre nel giusto. Nella solitudine emozionale duratura possono emergere ed esacerbarsi le nostre debolezze. Ogni nostro pensiero risulterebbe il migliore o il peggiore, in quanto l’unico. Il rischio è quello di inaridirsi. Non basta essere in contatto con il mondo attraverso il sesso, i social, la televisione e i giornali per essere in relazione.

L’obiettivo non è una relazione “e vissero per sempre felici e contenti”, che tra l’altro è poco realistica e difficilmente realizzabile: quello a cui dovremmo puntare è una relazione caratterizzata da una continua interazione costruttiva, che attraverso confronti e discussioni ci faccia crescere e migliorare. Vogliamo che qualcuno ci faccia notare l’errore quando effettivamente stiamo sbagliando, quando dovremmo cambiare qualcosa, al posto di rimanere incastrati nei nostri soliti meccanismi disadattivi; non c’è modo migliore per crescere a livello relazionale e, psicologicamente, a livello individuale. La relazione è molto più di un semplice atto fisico. Legandoci a qualcuno in maniera duratura si è più forti, ed è piacevole soprattutto in tempi difficili. Anche da un punto di vista più semplicemente pratico avere due cervelli al posto di uno risulta molto comodo quando le cose si complicano. Anche per quanto riguarda gli obiettivi e i progetti in comune come, ad esempio, l’essere genitori; è tecnicamente più semplice crescere un figlio se si è in due data la mole di lavoro quotidiano, soprattutto nei primi due anni di vita del bambino. La coppia può dare solidità e complessità alla nostra vita, e il lungo viaggio affrontato insieme è reso più intenso e profondo: un modo che è più difficile da ottenere con delle relazioni frammentate.

Ci chiediamo se rispetto al passato oggi sia più difficile avere relazione durature, o se lo è sempre stato. Sicuramente, le difficoltà relazionali ci sono sempre state ma se ne parlava di meno, e le sfide relazionali concernevano altri tipi di problemi. Oggi, come dicevamo precedentemente, è più difficile instaurare relazioni durature nonostante ci siano molti più modi per entrare in contatto con le persone. Grazie all'espansione di internet c’è più possibilità di incontrare un potenziale partner e contemporaneamente si è abbassato il “prezzo da pagare” di separazioni e divorzi. Tristemente infatti, uno dei motivi per i quali in passato molte persone non si lasciavano, oltre allo stigma sociale e alle inevitabili complicanze economiche, era perché si chiedevano quando avrebbero avuto del tempo per trovare qualcun’altro.




Il rapporto di coppia non è una magia. E’ indiscusso che vivendo da soli è possibile fare ciò che si vuole, ci si sente e si è più liberi, mentre vivendo con qualcun’altro bisogna inevitabilmente scendere a compromessi; tuttavia a lungo termine, per la maggior parte delle persone, quest’ultima risulta essere l’opzione migliore. Si tratta di priorità. Prima della convivenza o del matrimonio è più facile mettere il partner ai primi posti. Una volta sposati, spesso la coppia tende gradualmente, e senza rendersene conto, a darsi per scontata e a mettere tutta un’altra serie di priorità davanti alla relazione. Inevitabilmente, questa è la ricetta perfetta per andare molto presto a cercare soddisfazioni ed eccitamento all’esterno della relazione.




Molte persone si domandano quanto tempo bisogna dedicare all’altro per mantenere una relazione viva. Non tanto in realtà. Non esiste una verità assoluta perché ogni coppia e ogni relazione ha un funzionamento e delle necessità personali e a se stanti. Ciononostante, quello che si evince dalla letteratura di riferimento rileva che uno dei modi per mantenere viva una relazione è preservare gli appuntamenti, soprattutto in momenti difficili. Un vero e proprio appuntamento a settimana è il minimo, due sarebbero meglio. Con appuntamento si intende prepararsi per uscire, vestirsi, e andare insieme al proprio partner da qualche parte. Non valgono serate Netflix o stare passivamente insieme davanti la televisione!

Un consiglio finale che vale per tutti, per le coppie, per le future coppie e per chi ancora non lo è: qualsiasi sia la vostra attuale situazione sentimentale, è quello di vivervi il momento, di stare nel “qui ed ora”. Il tempo non ce lo darà indietro nessuno. Lavorate su voi stessi, godetevi voi stessi.



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